“è nello spirito dell’uomo donarsi agli altri.
Lo facciamo nelle relazioni d’amore: con il partner, con i figli, con
le amicizie e lo facciamo anche nelle relazioni d’aiuto.
Per rendere efficace queste 'magnifiche' relazioni sono necessarie, da parte
di ciascuno di noi, almeno due disposizioni fondamentali:
la prima è
la generosità che si manifesta con l’essere spontanei, nell’essere
se stessi al confronto con l’altro, nei pensieri e nelle emozioni.
In
secondo luogo è fondamentale l’incondizionata accettazione dell’altro
nella sua totalità.
Nella richiesta d’aiuto il sofferente, trovandosi in una particolare situazione
di sensibilità dovuta al disagio e alla malattia,
entra in relazione
con l’altro solo se ci si accosta, si mostra interesse a lui, 'semplicemente
per quello che è'.
In questa relazione che si instaura c’è
una crescita dei valori personali di entrambi,
'valori di atteggiamento', di
fronte alla sofferenza,
valori che si pongono in netto contrasto con i movimenti
di fuga e di negazione che sono propri della 'società del benessere',
dove l’idea della malattia della sofferenza e della morte vengono allontanate,
negate da un continuo orientamento dei media al benessere e all’efficienza,
assumendone la forma della pretesa.
Il volontariato come risorsa, il volontariato come valore personale,
non permettiamo
alle difficoltà quotidiane di farci essere depositari di un intervento
portato con approssimazione,
non permettiamogli di 'raffreddare' quegli ideali
che ci portano nel servizio nobile del volontariato “.