VI Premio Letterario Nazionale Un Ponte sul fiume Guai

LocPonte2018

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L’idea di organizzare un Premio Letterario è nata nel 2007 dal lavoro quotidiano che svolgiamo in ambito oncologico. L’incontro con tante persone che ci hanno raccontato le loro storie, talmente ricche dal punto di vista umano, di esperienze vissute e di valori recuperati da voler offrire uno spazio pubblico a chi ha voglia di raccontarle e condividerle.

Nel parlare di tumore, di cancro, spesso la dimensione intima viene negata e tacitata. Si parla di aspetti medici, della ricerca, di statistiche e probabilità e si perde di vista l’enormità dell’esperienza umana.

Inoltre, si parla poco delle grandi conquiste che molti sono riusciti ad ottenere e del valore che loro hanno attribuito al vivere ogni giorno al meglio.

Ci piace l’idea che questa nostra iniziativa, che si inserisce in un’area legata spesso soltanto a sofferenza e angoscia, abbia una dimensione ludica, propositiva, lo sguardo è rivolto al superamento delle difficoltà. La premiazione sarà una occasione di incontro e prevederà la lettura pubblica di alcuni racconti.

La scelta di un premio letterario è legata alla proprietà stessa della scrittura. Scrivere è di per sé un atto terapeutico, è liberatorio. Attraverso la scrittura esprimiamo sentimenti e pensieri. E il vederli espressi su un foglio obbliga spesso a rileggerli e modificarli per renderli più chiari. Dover scegliere la parola che meglio descrive e fa capire all’altro – anche solo immaginato – quello che abbiamo provato, decidere se e come inserire la punteggiatura, dà un senso e un ordine. Spesso è sufficiente dare un nome a quello che si prova per sentirsi meglio, per non sentirsi “strani”.

Il FOGLIO diventa il CONTENITORE delle emozioni e dei pensieri ed è CONDIVISIBILE.

Spesso chi vive o ha vissuto una malattia oncologica, da malato o da accompagnatore, ha difficoltà a parlarne. Per paura di provocare sofferenza o di non saper gestire la situazione preferisce tacere o parlare di altro. Questo fa aumentare il proprio senso di solitudine e di incomunicabilità, conseguentemente si allontana dagli altri perché non si sente compreso. “Gli altri non riescono a leggerci dentro”.

Abbiamo scelto questo titolo “Un ponte sul fiume Guai” perché tra le varie opzioni è il titolo che più di tutti ci ha fatto sorridere quando l’abbiamo pensato e tra i nostri obiettivi c’è proprio quello di raccontare sorridendo esperienze molto spesso associate solo a sofferenza e angoscia.

Il ponte da una lato UNISCE e dall’altro permette di fermarsi e osservare l’acqua dall’alto senza esserne immersi.

Anche la scrittura può rappresentare un PONTE: tra interno ed esterno, tra l’esperienza intima di chi scrive e chi legge, e – come un ponte – permette di fermarsi ad osservare le emozioni ed i pensieri, di guardare in basso, cioè nel nostro intimo senza essere completamente coinvolti o stravolti dalle emozioni stesse.

Inoltre, siamo noi che scegliamo se attraversare il fiume, se fermarci, se tornare indietro e non rischiamo di essere spinti dalla corrente finché il ponte ci sostiene, allo stesso modo la scrittura ci permette di controllare e decidere cosa raccontare, come dirlo e secondo quali ritmi.

Quello che vogliamo comunicare con questo titolo è: “diamoci la mano e andiamo a vedere insieme cosa c’è dall’altra parte” (attraversa questo ponte insieme a noi) e dall’altra parte ci sono anche tante persone che sono state malate ma sono guarite e hanno tratto da questa esperienza profondi insegnamenti.